Due anni dopo

by Cesare Malfatti

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about

Dire una cosa all’orecchio di chi ti ascolta
di Vittorio Bongiorno


Mi piaceva l’idea che fossi tu, che hai assistito
al concerto a Brisighella, alla genesi di tutto
questo... In questo disco, vorrei mettere le note di
tutti quelli con cui ho suonato, Masiar che ha fatto
le riprese, tu che fai questa presentazione: vorrei
che fosse tua, più personale possibile. Io mi sento
molto imbranato nello scrivere. Se invece lo fai tu,
che è poi il tuo mestiere, potrebbe essere una cosa
bella, no?
Tu magari puoi tirare fuori il peso del tempo che c’è
nel fare questo tipo di cosa... quando ti dicevo che
questo disco è anche figlio del fatto che ho iniziato
a cantare, un mestiere che non sapevo fare... mi piaceva
l’idea di registrare quasi dopo due anni... forse si
chiamerà proprio così, “quasi due anni dopo”,
o “due anni dopo”, per far capire quello che succede
normalmente a un disco. Succedeva anche ai La Crus:
io e Gio facevamo il disco in studio, tutto costruito,
completamente non-live, poi iniziavano i concerti e
il disco cambiava, acquistava man mano corpo, e questo
ci piaceva, perché era un modo nuovo di sentire la
nostra musica. Anche i Dining Rooms funzionano così...
Io, prima di essere musicista, studiavo ingegneria.
Ero un fonico, un programmatore. Quando tu venivi
al Jungle Sound, era il periodo del crossover, delle
chitarre distorte, dei primi campionatori, io facevo
i gruppi hip hop. Poi sono nati i La Crus con Gio e
Alex... sono stato tra i primi ad avere l’Atari, Cubase,
facevo i loop... un lavoro da pazzi. E anche queste
canzoni del primo disco, di cui questo che hai tra
le mani è il “fratello gemello”, è nato un po’ con
lo spirito “lacrusiano”, l’ho suonato tutto io...
per stratificazione... addirittura la batteria con
incastri ritmici che un normale batterista non può
fare, perché dovrebbe avere sette mani. Il motivo
di questo disco, due anni dopo, è raccontare che sono
partito da un esperimento, compreso il cantare,
e poi piano piano, con la scusa dei concerti, tutto è
diventato più naturale, più solido... magari meno
originale dal punto di vista degli arrangiamenti,
ma più serio, un po’ più rock.
Con Dodo e Giovanni è stata la prima volta che ho
fatto i pezzi in maniera veramente elettrica.
Quando suono da solo sono io che comando, il pezzo
è così, la struttura è così, qui ci sono i cambi...
invece insieme abbiamo avuto l’occasione di tre
giorni di prove a casa di Deanna. In cima alla
collina, in quello splendido posto suggerito da Marco
e Claudia, lì siamo stati coccolati e ci siamo
lasciati andare: se prima i pezzi iniziavano con
il riff di chitarra, ora iniziano con la voce.
E poi facevamo molti cambiamenti di suono. Giovanni
per esempio non suonava solamente il basso ma anche
la tastiera, che io ho usato pochissimo... è stato un
grande lavoro...
E poi sono abbastanza nuovo a questo essere
cantautore... inventarti cantautore da grande... sto
imparando a farlo. Mi è piaciuto aver fatto questo
disco ed aver capito che posso usare la voce, quando
all’inizio mi dicevano che dal vivo avevo poca
emissione e non avrei potuto cantare. Ora so come
farlo, mi piace, mi diverto... La differenza con Gio o
con Manuel... loro sono cantanti nati in sala prove dove
c’è il volume di una batteria... prendi invece una
Charlotte Gainsbourg... shhh shhh, tah taah... a una così
in Italia avrebbero detto “vai via!”. Questo modo di
bisbigliare, di dire una cosa all’orecchio di chi
ti ascolta... la voce è uno strumento musicale come
gli altri.
Dopo l’esperienza di Brisighella, Giovanni mi ha
suggerito di non perdere questi arrangiamenti... così
ci siamo ritrovati a Milano al CHE Studio e Tommaso
in tre giorni ha registrato tutte le canzoni in presa
diretta, dopo tre take a brano si sceglieva
insieme la migliore. Poi però mi è venuto in mente
di chiamare anche alcuni musicisti con cui avevo
suonato in questi due anni... Manuel ha accettato di
suonare il mio pianoforte del 1909, Vincenzo è
arrivato da Catania e ha messo i suoi violini,
Stefania ha fatto quattro passi e ha registrato la sua
voce..
Oltre alle canzoni del primo disco scritte con Alex,
qui ci sono due pezzi inediti “Due di uno” ancora
con le parole di Alex e “A te” con le parole di
Laura Facchi. In tutto il disco si parla dei quasi
cinquantenni, di rapporti interpersonali, di
uomo-donna, gente che ha figli... e siccome non mi sono
mai trovato con le parole... le sento soprattutto come
dei suoni... così faccio l’interprete concettuale di
un’altra persona. Cerco di adattare i testi, di farli
miei. Come mettersi delle scarpe non tue: all’inizio
fanno male ma a poco a poco gli dai la forma del tuo
piede, basta poco a sentirsi a proprio agio con
la vita di un altro... Anche ora, che siamo qua a fare
questa chiacchierata per la presentazione del disco.
Ecco, potresti scriverla tu...
E poi c’è anche un collegamento tra di noi, il
progetto per il tuo nuovo romanzo e per il mio nuovo
disco che forse verrà dopo questo...

credits

released February 26, 2016

Musica di Cesare Malfatti
Testi di Alessandro Cremonesi (01-12), Laura Facchi (13)
Cesare Malfatti: voce, chitarra, autoharp, ukulele, basso (12,13)
Dodo NKishi: batteria, cori
Giovanni Ferrario: basso, tastiera, chitarra (12,13), cori
Manuel Agnelli: piano verticale
Vincenzo Di Silvestro: violino
Stefania Giarlotta: voce femminile (6,7,12,13), cori
Registrato nell’ottobre 2012 al CHE Studio, Milano
da Tommaso Colliva e Carlo Zollo
Mixato e masterizzato da Paolo Iafelice, Adesiva Discografica, Milano
Grafica di Stefania Giarlotta

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about

Cesare Malfatti Milano, Italy

Dal 1986 al 1988 è chitarrista dei Weimar Gesang,dal 1989 al 1992 è chitarrista degli Afterhours,nel 1993 nasce il progetto La Crus,nel 1999 nasce il progetto The Dining Rooms,nel 2002 nasce il progetto Noorda,nel 2009 nasce il progetto Sem’bro,nel 2011 nasce Cesare Malfatti... ... more

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